Al Bellaria Film Festival, l’artista Yuri Ancarani rilegge la tradizione degli schioccatori di frusta

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In occasione del Bellaria Film Festival, in corso a Bellaria Igea Marina fino al 10 maggio, è possibile visitare presso il cinema Apollo la mostra dell’artista e cineasta ravennate Yuri Ancarani che, con l’installazione “Ciao Musica”, rilegge in chiave femminile e contemporanea la tradizione romagnola degli sciucarèn, gli schioccatori di frusta.

Le condizioni di povertà che hanno segnato il territorio romagnolo hanno dato forma a una singolare tradizione popolare: la frusta, strumento utilizzato nella gestione del bestiame, è diventata nel tempo anche uno strumento musicale che accompagna il folklore locale. 

In origine usata solo dagli uomini, è legata a un preciso costume: una versione elegante degli abiti contadini indossati durante le feste del liscio romagnolo. Oggi la tradizione è mantenuta soprattutto dalle giovani donne che, proseguendo questa logica, frustano indossando gli abiti tipici delle competizioni danzanti del liscio.

Questa dimensione è al centro di Piteco e il faro (2021), commissionato dal CAC di Ginevra — il Centre d’Art Contemporain Genève — per gli schermi LED della stazione, presentato inizialmente solo in quel contesto e ora al Cinema Apollo.

 Il liscio romagnolo, nato alla fine dell’Ottocento, è una musica da ballo che rielabora repertori popolari ed europei, sviluppando nel tempo un ritmo sempre più incalzante; una trasformazione non lontana, per dinamica, da quella che ha portato la musica elettronica verso la techno.

Nel 2017, Yuri Ancarani presenta Whipping Zombie, un film che mostra un rituale voodoo mai ripreso prima nel nord di Haiti. La ricerca è quella di un’immagine simbolica capace di restituire la complessità di un paese ancora segnato da una sofferenza profonda, legata alla storia della schiavitù e a una memoria che fatica a trovare pace.

Yuri Ancarani (Ravenna, 31 gennaio 1972) è un artista e regista italiano, noto soprattutto per le sue opere di videoarte caratterizzate da un approccio documentaristico. Il suo lungometraggio Atlantide, girato nella Laguna di Venezia, è uscito nelle sale nel 2021 e gli è valsa la candidatura nella sezione Orizzonti della 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e quella per il miglior documentario ai David di Donatello 2022.

Il rituale, in creolo calé zombie, si svolge in un piccolo villaggio senza elettricità, affacciato su un paesaggio che può apparire come un paradiso: lo stesso luogo dove Cristoforo Colombo attraccò dopo aver attraversato l’oceano Atlantico. Lo strano urlo delle fruste, nel desiderio di farsi ascoltare, di ricordare e di riattivare una memoria del passato all’interno di una festa, mette in relazione questi due mondi. È in questa tensione che la combinazione dei due progetti trova la sua forza.

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